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Rassegna stampa
Gli influencer finanziari (finfluencer) sono ormai parte del panorama dell’informazione finanziaria online. Attraverso linguaggi accessibili, messaggi semplici e una relazione percepita come diretta, contribuiscono a portare all’attenzione del pubblico temi come risparmio, banche e credito. In questo scenario, l’educazione finanziaria diventa essenziale per interpretare i messaggi, riconoscere eventuali finalità promozionali e verificare le informazioni prima di assumere una decisione.
Per comprendere meglio il rapporto tra finfluencer e scelte finanziarie, ancora poco esplorato nel panorama della ricerca italiana, CRIF, SDA Bocconi e Assofin hanno realizzato uno studio1 che analizza la relazione tra esposizione ai contenuti degli influencer finanziari, atteggiamenti verso il credito e comportamenti dichiarati dai consumatori italiani.
Dai risultati della ricerca, presentati in occasione dell’evento Tomorrow Speaks 2026 di CRIF, emerge che i finfluencer non influenzano solo le opinioni ma anche alcune decisioni concrete. Nel campione totale, il 17,8% dichiara di aver richiesto un prestito dopo aver visto contenuti online, mentre il 48,4% afferma di aver scelto una banca o un’app grazie a un influencer.
Il ruolo dell’educazione finanziaria emerge con chiarezza e in maniera misurabile: a parità di apertura verso i finfluencer, la quota di chi dichiara di aver richiesto un prestito è pari al 10,6% tra le persone con un livello elevato di financial literacy, contro il 24,8% tra quelle con un livello più basso: una differenza di 14 punti percentuali, che evidenzia come un livello maggiore di educazione finanziaria si associa a una maggiore capacità di lettura critica e agisce soprattutto come freno sulle decisioni più impegnative.
Inoltre, dalla ricerca emerge che la conoscenza del fenomeno dei finfluencer è più elevata rispetto alla preparazione finanziaria complessiva: lo score medio relativo alla conoscenza dei creator è pari a 6,9 su 8, corrispondente all’86,2% del punteggio massimo, mentre lo score medio di financial literacy raggiunge 3,47 su 5, pari al 69,5% del massimo teorico. Conoscere la “grammatica” dei finfluencer, riconoscendo sponsorizzazioni, possibili conflitti di interesse, esigenze di trasparenza e rischi informativi, non esclude la necessità di rafforzare le conoscenze sui contenuti finanziari veri e propri, come credito, rischio, tassi o indebitamento.
Guardando all’età emerge un paradosso generazionale. I più giovani (31-34 anni) sono più aperti ai finfluencer e più reattivi al brand choice, ma i più maturi (55+ anni) convertono più spesso l’esposizione in richiesta effettiva di credito (25,7% vs 12,7%). L’esposizione, quindi, non crea il bisogno creditizio ma lo facilita e lo accelera.
In un ambiente in cui l’innovazione tecnologica e le modalità di comunicazione evolvono rapidamente, la capacità di valutare le informazioni finanziarie diventa parte integrante della resilienza del sistema digitale. Non si tratta soltanto di conoscere termini e indicatori, ma di saper valutare il contenuto e la fonte di un’informazione, riconoscere eventuali finalità promozionali e considerare costi, rischi e condizioni prima di assumere un impegno finanziario.
1 La ricerca “Finfluencer e credito: come i social stanno ridefinendo le decisioni finanziarie” è stata realizzata tramite rilevazione CAWI su 706 risposte valide, con copertura nazionale e rappresentatività per età, genere, istruzione e reddito. Il campione è stato selezionato tra persone esposte al fenomeno dei finfluencer. Il disegno, infatti, non è finalizzato a rappresentare la popolazione italiana nel suo complesso, ma a osservare la relazione tra esposizione ai contenuti dei creator finanziari, percezioni e decisioni relative al credito.