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Profili ESG e piani di transizione: nuove sfide per imprese e sistema finanziario

Sustainability Risk & Credit Management

Il crescente peso dei fattori ESG nei processi di valutazione del rischio e nelle decisioni di investimento richiede strumenti sempre più evoluti per distinguere gli impegni dichiarati dalle reali capacità di trasformazione delle imprese. È questo il tema al centro del webinar organizzato da CRIF e AIFIRM il 1° luglio scorso, che ha riunito esperti del mondo accademico, bancario e delle valutazioni ESG per approfondire l'evoluzione del quadro normativo europeo e le metodologie più efficaci per analizzare la sostenibilità delle imprese e la credibilità dei loro percorsi di transizione.

Gianluca Natalini, Senior Account e ESG Market Leader di CRIF, ha aperto i lavori richiamando l’attenzione sul crescente ruolo dei requisiti regolamentari europei e sull’importanza di definire approcci valutativi sempre più rigorosi e comparabili.

Dalla disclosure alla misurazione: come cambia il framework SFDR

Michele Calcaterra Borri, Professore di Finanza dell’Università Bocconi e Senior Lecturer SDA Bocconi, ha illustrato le principali novità introdotte dalla proposta di revisione della Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR 2.0), destinata a modificare profondamente l’attuale approccio alla classificazione dei prodotti finanziari.

L’evoluzione normativa segna il passaggio da un sistema prevalentemente basato sulla disclosure a un modello fondato su categorie di prodotto più definite e criteri misurabili. In particolare, la nuova impostazione introduce la categoria Transition (Articolo 7), dedicata a investimenti in attività non ancora pienamente sostenibili ma impegnate in percorsi di transizione credibili e verificabili, accanto alle categorie ESG Basics (Articolo 8) e Sustainable (Articolo 9).

Secondo Calcaterra, uno degli aspetti più rilevanti della nuova impostazione riguarda la valutazione dei piani di transizione delle imprese, che dovrà basarsi su obiettivi misurabili, indicatori quantitativi, investimenti coerenti, governance dedicata e allineamento con standard scientifici riconosciuti.

L’esperienza di Banca Ifis: l’integrazione ESG nel credito

Paola Sabbioni, Responsabile Credit Support, ESG & Monitoring di Banca Ifis, ha illustrato come la valutazione ESG venga oggi integrata nelle diverse fasi del processo del credito.

L’approccio adottato dalla banca si estende dall’underwriting al monitoraggio del portafoglio fino alle attività di workout e recupero, considerando le componenti ambientali, sociali e di governance nella valutazione delle controparti. Particolare attenzione viene dedicata alla raccolta delle informazioni ESG attraverso questionari dedicati, dati pubblici e strumenti di scoring specializzati.
L’intervento ha evidenziato come la valutazione del profilo ESG non rappresenti soltanto uno strumento di mitigazione del rischio, ma anche un’opportunità per supportare i clienti nei loro percorsi di trasformazione sostenibile e accompagnarli nella transizione.

La credibilità dei piani di transizione

Michela Circi, Head of ESG Rating Desk di CRIF Synesgy Ratings, ha approfondito le metodologie per valutare la credibilità dei piani di transizione e la crescente necessità, per investitori e finanziatori, di disporre di strumenti in grado di misurare non solo gli obiettivi dichiarati dalle imprese, ma anche la concreta capacità di realizzarli nel tempo.

Come evidenziato da Circi, molte organizzazioni dispongono oggi di target climatici e obiettivi di sostenibilità, mentre sono ancora meno diffuse strategie di transizione sufficientemente robuste, misurabili e monitorabili. Per investitori e finanziatori la questione centrale non è tanto l’obiettivo dichiarato, quanto la credibilità del percorso delineato per raggiungerlo.

L’approccio presentato integra informazioni pubbliche, dati proprietari, benchmark di mercato, contesto settoriale e scenari climatici per trasformare la documentazione aziendale in un giudizio strutturato sulla credibilità del piano di transizione.

Secondo la metodologia illustrata, tre sono i pilastri che determinano la solidità di un piano di transizione: la qualità della baseline di partenza, la definizione di un percorso coerente con il settore di appartenenza e la capacità di eseguire concretamente le azioni previste. Una baseline costruita su dati incompleti o poco verificabili può compromettere l’intera valutazione, così come target non supportati da investimenti, governance adeguata e integrazione con il piano industriale dell’impresa.

Verso valutazioni ESG più rigorose e comparabili

Dal confronto tra mondo accademico, sistema bancario e operatori specializzati nelle valutazioni ESG è emerso un messaggio condiviso: la crescente attenzione di regolatori, investitori e istituzioni finanziarie rende indispensabile l’adozione di approcci sempre più rigorosi, trasparenti e comparabili nella valutazione dei profili ESG e dei piani di transizione delle imprese.

In questo contesto, la capacità di misurare non solo le ambizioni dichiarate ma soprattutto la credibilità dei percorsi di trasformazione rappresenterà uno degli elementi chiave per indirizzare il capitale verso modelli di sviluppo realmente sostenibili e supportare una gestione del rischio più efficace e prospettica.