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Il futuro delle imprese italiane passa da Hormuz

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Come stanno le imprese italiane? È la domanda ricorrente che ci poniamo tutti dopo che la guerra nel Golfo Persico si è aggiunta all’elenco di crisi che stanno sconvolgendo gli equilibri mondiali e alimentando una impennata nei costi dell’energia. Abbiamo approfondito il tema nell'episodio di Define Banking Next, il podcast sulla banca del futuro che AziendaBanca realizza insieme a CRIF.

In questa puntata ne parliamo con Fabrizio Arboresi, Senior Director di CRIF. La fotografia che emerge dall’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio sulle Imprese di CRIF mostra che il credito erogato è cresciuto di circa l’11% nel 2025, grazie alle migliori condizioni di accesso, portando il trend dello stock attivo a saldo positivo dopo un lungo periodo di calo.

In termini di rischiosità, a dicembre 2025 è cresciuto il tasso di default delle Società di Capitali, attestandosi al 3,3% e segnando un incremento di 0,3 p.p. rispetto al semestre precedente. Invece, rimane sostanzialmente stabile il livello di rischio delle Ditte e Società di Persone (2,9% a dicembre 2025 vs 2,8% a giugno 2025). Complessivamente, il tasso di default medio delle imprese si attesta al 3% (vs 2,8% del semestre precedente).

L’attuale scenario globale genera quindi un certo pessimismo tra gli operatori e, per il 2026, prevediamo un aumento marcato della rischiosità, dovuto al minore potere di acquisto dei consumatori, all’aumento dei costi e alla maggiore pressione competitiva. L’elemento chiave sarà la durata del blocco dello Stretto di Hormuz. Da questo dipenderà il trend di inflazione crescente, l’impatto sul PIL europeo e nazionale, così come l’eventuale scelta della BCE di avviare misure di politica monetaria per tenere sotto controllo l’aumento dei prezzi.

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