ESG e Risk Management: CRIF partner della XXI Convention AIFIRM

Il 7 novembre, a Milano, si è svolta la XXI edizione della Convention AIFIRM dal titolo “ESG: rallentare per ripartire. Il risk management in evoluzione”.

Nel corso della prima sessione “Integrare l’ESG nel framework di risk management”, Marco Macellari – CEO di CRIF Synesgy Ratings, ha ribadito la necessità di introdurre strumenti e metodologie adeguate a valutare la sostenibilità delle aziende.

Nel contesto attuale l’incertezza fa da padrona: le grandi imprese, e alcune PMI quotate che rispondono alla Direttiva CSR, hanno l’obbligo di rendicontare in modo standardizzato la propria natura sostenibile, e le PMI di dimensioni inferiori o non quotate sono libere di adottare standard volontari. Parallelamente, il contesto internazionale si sta polarizzando: da un lato, Paesi come Cina, India e Regno Unito impongono valutazioni di sostenibilità alle imprese; dall’altro, gli USA adottano un approccio più flessibile, consentendo una disclosure volontaria.

In questo scenario, i dati sono diventati di vitale importanza per garantire trasparenza e competitività. Ciò richiede ai fornitori di dati di rispondere a requisiti sempre più stringenti, così da contribuire anche alla prevenzione del green washing e agevolare il green hushing, ovvero supportare le aziende timorose a comunicare le proprie attività green.

In generale, le aziende procedono a ritmi differenti: le PMI con un’esposizione al rischio di transizione più elevata e pratiche di valutazione ESG basate su poche informazioni, e le aziende Corporate che, anche in forza della loro dimensione, possiedono una capacità di risposta ai requisiti di sostenibilità più puntuale.

I dati evidenziano chiaramente quanto le aziende più green siano anche quelle con rischi di default inferiori (in media, le aziende più green dell’11% hanno un rischio inferiore del 17%). Ciò chiarisce ulteriormente quanto, oggi, abbracciare la sostenibilità e saperla valutare correttamente sia un requisito chiave. Appare auspicabile il superamento di questa fase di ambiguità, trovando un punto di convergenza che si basi su un network comune e un linguaggio standardizzato che affrontino anche il problema dell’Aggregate Confusion, ovvero quando ogni realtà si basa su metri e scale di misura differenti.

All’evento era presente anche Gianluca Natalini – Senior Client Manager di CRIF, in qualità di Chair della sessione “Focus sul rischio fisico – impatti sui processi e sui modelli”. Durante la sessione si è approfondito il confrontotra primari player bancari sulle modalità di integrazione del rischio fisico nei sistemi di valutazione del credito e nel pricing, evidenziando come questo fattore stia diventando un driver strategico per la resilienza del settore.

In sintesi, i principali temi discussi sono stati:

Governance e Risk Appetite Framework, con l’inclusione di metriche ESG e KRI dedicati;

Modelli di credito evoluti, che incorporano scenari climatici nei parametri PD e LGD;

Stress test ICAAP e IFRS9, per valutare impatti di eventi acuti e cronici;

• Data quality e geolocalizzazione, come leve per una misurazione più accurata del rischio fisico.

Un messaggio chiave è emerso con forza: integrare l’ESG nei processi di rischio non è solo un fattore di compliance, ma significa innovazione ed engagement attivo con le controparti per favorire la transizione e l’adattamento.