Bologna, 2 maggio 2020

Studio Pagamenti 2020-Q1: emergenza Covid-19, al 31 marzo i ritardi di pagamento delle imprese non sono peggiorati

Secondo lo Studio Pagamenti di CRIBIS, aggiornato al primo trimestre 2020, il sistema imprenditoriale italiano ha sostanzialmente tenuto rispetto al trimestre precedente. 

Primi segnali di sofferenza per i segmenti più colpiti dalla crisi: settore cinematografico, commercio al dettaglio dell’abbigliamento, servizi ricreativi.


Al 30 marzo 2020 non sono ancora evidenti le ripercussioni economiche negative dell’emergenza Covid-19 sulla puntualità dei pagamenti delle imprese: le aziende che pagano clienti e fornitori con grave ritardo sono il 10,6%, un dato appena superiore rispetto al quarto trimestre 2019 (10,5%). È quanto emerge dallo Studio Pagamenti, aggiornato ai primi tre mesi del 2020, realizzato da CRIBIS, società del gruppo CRIF specializzata nella business information. Oltre la metà delle imprese (54,5%) adempie i propri obblighi di pagamento con un ritardo massimo di 30 giorni (54,8% lo scorso trimestre).

Alcuni settori mostrano però i primi segnali di sofferenza: i servizi cinematografici, dove i pagamenti in grave ritardo crescono del 15,4%, il commercio al dettaglio dell’abbigliamento (+8,5%), i servizi ricreativi e i rivenditori di autoveicoli (+5%). In altri settori, come bar, ristoranti o il dettaglio alimentare, i ritardi gravi non crescono ma hanno già tradizionalmente incidenze superiori al 20%.

“Dall’analisi dei dati si evince che l’emergenza sanitaria in corso non ha ancora avuto impatti significativi, ma l’ottimismo è fuori luogo”, commenta Marco Preti, Amministratore Delegato CRIBIS. “Da alcuni gruppi merceologici emergono infatti segnali di sofferenza: ad esempio il commercio al dettaglio o i servizi ricreativi. È facile quindi prevedere, nei prossimi mesi, ripercussioni economiche negative dovute all’emergenza Covid-19 sui tempi di pagamento delle imprese”.

Il Nord Est si conferma l’area geografica più affidabile, con il 6,6% di pagamenti oltre i 30 giorni, mentre il Sud e le Isole sono le zone dove le imprese incontrano maggiori difficoltà, con il 18,4%.

In prima posizione nella graduatoria regionale dei ritardi gravi troviamo infatti la Calabria che, con il 24,2% di imprese che effettuano i pagamenti con oltre 30 giorni di ritardo, precede la Sicilia (21,1%) e la Campania (19%).

Lo Studio di CRIBIS rileva che le regioni con meno ritardi gravi sono nell’ordine il Trentino Alto – Adige (5,3%) e le regioni più colpite dall’emergenza sanitaria, cioè Veneto (6,7%), Lombardia ed Emilia-Romagna (ex aequo 6,8%).

A livello provinciale, il podio delle meno virtuose vede Trapani, Reggio Calabria e Catanzaro nelle prime tre posizioni, seguite da Cosenza e Crotone. Quelle con meno ritardi gravi sono invece Sondrio, preceduta da Bergamo, Brescia (aree fortemente interessate dall’emergenza Coronavirus), Belluno e, a pari merito, Lecco e Trento.

Le microimprese registrano la quota più elevata di ritardi gravi: 12%, a fronte del 7,3% delle piccole, e il 5,6% delle medie e delle grandi.

In base allo Studio Pagamenti di CRIBIS, il gruppo merceologico meno puntuale è quello del commercio al dettaglio che, con il 16,9% delle imprese con un’incidenza di ritardi gravi, precede il settore rurale, caccia e pesca (13,1%), il minerario e quello dei servizi (10% entrambi).