Bologna, 23 dicembre 2020

In assenza di ulteriori shock, il 2021 si dovrebbe aprire con una solida crescita delle richieste di credito da parte delle famiglie

Lo scoppio nei primi mesi del 2020 della pandemia ha avuto, tra i suoi tanti effetti, anche quello di scatenare un analogo e correlato fenomeno di fioritura di analisi degli impatti che il Coronavirus ha sui comportamenti sociali ed economici. Sono quindi molti gli studi che hanno analizzato le conseguenze su reddito, consumi, investimenti, risparmi. Un po’ meno frequenti sono le indagini sulle richieste di finanziamenti, in particolare, da parte delle famiglie.  Per questo motivo e potendo mettere a frutto le sinergie generate dalla possibilità di accedere alla più ampia e accurata mappatura sulla domanda di credito nonché dal lavoro congiunto di statistici, econometrici ed economisti di CRIF e SDA Bocconi, è stato possibile realizzare uno studio che, pur nel quadro delle molte ed accurate analisi economiche oggi disponibili, ha caratteristiche del tutto particolari e originali.

L’andamento delle richieste di credito durante la prima fase della pandemia

Oltre a rendere possibile misurare l’impatto diretto del Covid-19 nella “Prima fase” evidenziando come la domanda di credito sia arrivata a perdere in aprile una rilevante quota di volumi rispetto all’andamento che si sarebbe verificato se non vi fosse stata la pandemia, i modelli sviluppati hanno reso possibile quantificare gli scostamenti tra i valori della domanda di credito realmente registrati e quelli attesi.

Ugualmente è stato possibile misurare l’effetto “rimbalzo” post lockdown, evidente a partire dal mese di giugno per alcune categorie di prodotti. In particolare, per i prestiti finalizzati di tutti gli importi i valori di giugno mostrano livelli reali di domanda superiori a quelli che si sarebbero verificati in assenza del Covid-19.

Nel quadro complessivo si notano alcune differenze:

  • si riscontra una significativa variabilità della domanda tra un prodotto e l’altro: ad esempio, i prestiti finalizzati sotto i 5.000 Euro hanno subito un immediato e forte rallentamento nei mesi centrali del primo lockdown, con successivi tassi di crescita molto elevati nel mese di maggio.
  • Al contrario, i prestiti personali hanno visto una diminuzione meno marcata ma al contempo tassi di crescita decisamente più contenuti durante la Fase 2 (post maggio 2020).
  • I mutui ipotecari hanno mostrato un andamento differente rispetto agli altri prodotti analizzati: dopo un’iniziale flessione nel mese di marzo, la domanda è immediatamente tornata a salire già nel mese di aprile nelle regioni centrali, facendo registrare valori complessivi di credito superiori al mese precedente. Ciononostante, i modelli statistici suggeriscono come i mutui avrebbero potuto registrare livelli di domanda ancora più elevati sia a maggio che a giugno in assenza del Covid-19.
  • Non si registrano invece significative variazioni tra macro-regioni con riferimento allo stesso prodotto di credito. La domanda ha seguito degli andamenti comparabili all’interno di ogni categoria nelle diverse aree del Paese durante i mesi centrali della pandemia.

Che ne sarà di noi? Le indicazioni per il primo trimestre 2021

Chi di noi, e quale modello statistico, pur supersofisticato sarebbe stato in grado di prevedere nel dicembre del 2019 quello che è accaduto nell’anno che sta per concludersi? Per questo fare previsioni in un contesto così incerto è una impresa ardua.

Il modello sviluppato da CRIF e SDA Bocconi ha consentito di produrre alcune stime, che naturalmente potranno essere smentite sia in peggio (ad es. a causa di una terza o quarta ondata di contagi) sia anche in meglio (vaccini pienamente efficaci, nuove terapie, attenuazione spontanea della virulenza, ecc).

Per costruire queste stime i modelli statistici costruiti nella Fase 1 sono stati alimentati con i valori dei regressori (PIL, livello dei tassi, indici di fiducia, tassi di disoccupazione etc.) più recenti; questo ha portato alla definizione di uno scenario centrale/baseline rispetto al quale sono poi  stati definite due diverse ipotesi, una più critica (Low), e una più favorevole (High) che tolgono/aggiungono al risultato una variazione in negativo/in positivo pari all’incremento tendenziale negli anni della specifica categoria di credito.

Ebbene, con tutti i caveat di cui sopra, per il primo trimestre 2021 i modelli forniscono questi risultati:

  • Un andamento positivo del finalizzato superiore a 5.000 Euro sia rispetto al primo sia rispetto all’ultimo trimestre del 2020 rispetto al quale in particolare i valori mostrano un incremento in una forchetta tra il +2% e il +13% in tutti gli scenari, ovvero con variazioni positive anche in caso di contesto non favorevole (scenari “Low”).
  • Diverso è l’andamento del credito finalizzato inferiore a 5.000 Euro: mentre, anche qui in tutti gli scenari, l’andamento del primo trimestre 2021 è migliore di quello del 2020, nello specifico +10% nello scenario Baseline, +13% rispetto lo scenario High e +8% nello scenario Low, si nota un indebolimento della performance di questo comparto rispetto alle positive ipotesi di chiusura dell’ultimo trimestre dell’anno con un decremento tra il -29% e il -26%.
  • I prestiti personali, che sembravano non aver approfittato del rimbalzo della domanda di credito post fine lockdown, mostrano invece un recupero più lento ma più costante che accelera nell’ultimo trimestre 2020. Nello scenario baseline i risultati sono in crescita rispetto al pari periodo del 2019 e significativamente migliori rispetto al 2020, nello specifico +8% rispetto al primo trimestre 2020 e +17% rispetto al quarto trimestre 2020.
  • I mutui nei primi mesi del 2021 performano meglio del pari periodo del 2020 con una variazione positiva tra il +11% e il +26%, anche se rallentano rispetto all’ultimo trimestre dell’anno corrente con un picco negativo nello scenario Low del -5%; non va però dimenticato che l’andamento dei mutui è stato comunque molto più positivo di quello degli altri prodotti anche per effetto delle straordinarie condizioni di tasso che hanno alimentato il mercato delle surroghe e delle rinegoziazioni.

Fonte: CRIF – SDA Bocconi

“Lo scoppio della pandemia e l’emanazione dei vari provvedimenti di contenimento hanno avuto un effetto dirompente sul mercato del credito; è stato quindi naturale per CRIF dedicare la nona edizione della ricerca CRIF – SDA Bocconi all’evoluzione e alle prospettive del mercato del credito alle famiglie – spiega Simone Capecchi, Executive Director CRIF – Per questo è stata monitorata l’evoluzione della domanda di credito delle famiglie in Italia nei mesi centrali della pandemia (fino a giugno) e nella fase successiva confrontandola con gli andamenti degli ultimi 5 anni. Si è poi valutato l’impatto del Covid-19 sulla domanda di credito relativa ai diversi prodotti e nelle diverse macroregioni italiane; infine si è realizzata una stima dei possibili andamenti della domanda di prodotti di credito nel prossimo futuro”.

La metodologia utilizzata

Nello specifico, il patrimonio informativo unico in Italia per completezza e robustezza di EURISC – il Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF - le competenze scientifiche di SDA Bocconi e dei teams statistici di CRIF hanno reso possibile la costruzione di modelli in grado sia di misurare l’impatto diretto del Covid-19 sulla domanda di credito e di formulare previsioni sui prossimi mesi. Tali analisi dimostrano quanto in una era “data driven” la solidità delle informazioni analizzate sia fondamentale per elaborare stime in scenari anche disruptive, quale quello in cui viviamo da ormai un anno. Pertanto è fondamentale utilizzare al meglio le informazioni consistenti e robuste disponibili sul mercato e strumenti ad hoc in grado di fare una lettura attenta e evoluta dei fenomeni attuali e futuri.

Per condurre lo studio si è partiti dai dati della domanda di credito in Italia rilevati in EURISC; nello specifico, sono stati studiati i prestiti finalizzati (di importo superiore e inferiore ai € 5.000), i prestiti personali, i mutui ipotecari.

 “Si tratta di un’analisi unica in Italia, in quanto, la possibilità di basarsi sui dati relativi alle richieste di credito con una copertura totale del mercato e per una profondità di 5 anni ha permesso di utilizzare modelli statistici avanzati (ARIMA e ARIMAX) capaci di fornire ottime stime relativamente alla dinamica della domanda di credito” –  illustra Umberto Filotto, Affiliate Professor di Banking and Insurance presso SDA Bocconi School of Management – “I modelli sono ‘guidati’ sia dagli andamenti precedenti della domanda, sia dalla correlazione che questa ha con grandezze economiche quali PIL, tasso disoccupazione, andamento dei tassi di interesse e altri variabili.”