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Rassegna stampa

ESG 2026: Oltre un terzo delle PMI in Italia è esposto a un rischio fisico elevato

•    Il 36,6% delle PMI italiane presenta un profilo di rischio fisico Alto o Molto Alto nel 2025, in leggero aumento rispetto all’anno precedente
•    Il 34,3% dei finanziamenti erogati a PMI risulta associato alle classi di rischio più elevate
•    “Stress da alte temperature” e “ondate di calore” si confermano tra i fattori più rilevanti in termini di esposizione potenziale a un rischio almeno moderato (PEAR), mentre le “alluvioni” registrano la variazione più significativa rispetto al 2024
•    Le regioni con rischio fisico più elevato sono Sicilia, Calabria ed Emilia-Romagna, mentre Piemonte, Molise, Lombardia e Toscana presentano livelli più contenuti

 

Il sistema imprenditoriale italiano continua a fare i conti con una crescente esposizione ai rischi fisici legati al cambiamento climatico. È quanto emerge dal focus tematico dell’ESG Outlook 2026 di CRIF, l’osservatorio annuale sulla sostenibilità giunto alla quarta edizione. L’analisi copre 315.000 PMI e oltre 600 grandi aziende italiane, con dati provenienti dal Data Lake ESG di CRIF e aggiornati a dicembre 2025.

“Oltre un terzo delle PMI nel nostro Paese è purtroppo esposto a livelli di rischio fisico alti o molto alti: un dato di dimensioni rilevanti che non si può ignorare. I rischi fisici legati al verificarsi di fenomeni naturali estremi non sono più uno scenario futuro ma una variabile presente, misurabile e sempre più rilevante nelle decisioni di credito e di investimento. In quest’ottica, CRIF ha sviluppato strumenti analitici di elevata granularità proprio per consentire a banche e imprese di valutare e gestire questa esposizione in modo consapevole e strutturato”, commenta Marco Macellari, CEO di CRIF Synesgy Ratings.

 

Il profilo di rischio fisico delle PMI italiane

La metodologia di valutazione del rischio fisico, frutto della partnership tra CRIF e RED (Risk Engineering and Development) s.p.a., stima l’esposizione di ciascuna impresa attraverso modelli di pericolosità ad alta risoluzione, considerando 18 fattori di rischio (acuto, cronico e sismico) su tre dimensioni: pericolosità geografica1, vulnerabilità2 ed esposizione3. Le previsioni si estendono fino al 2049, generando uno score da 1 (rischio basso) a 5 (rischio molto alto). 

Il quadro complessivo per il 2025 è di sostanziale stabilità rispetto all’anno precedente, ma con una contenuta ricomposizione verso le classi di rischio più elevate. La classe di rischio Medio rimane la più rappresentata, con il 39,5% delle PMI. Le classi Alto e Molto Alto interessano complessivamente il 36,6% delle imprese (30,0% e 6,6% rispettivamente), in lieve aumento rispetto al 36,3% del 2024. 

 

Dal lato dell’esposizione creditizia, il 34,3% dei finanziamenti erogati a PMI risulta associato alle classi di rischio più alte (era il 33,4% nel 2024), rendendo più rilevante la capacità di misurare e monitorare questa esposizione con strumenti adeguati.

 

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I fattori di rischio più rilevanti: alte temperature, alluvioni e terremoti

Tra i 18 fattori di rischio considerati dall’analisi, in termini di esposizione a un rischio almeno “moderato” (PEAR - Potential Exposure At Risk), stress da alte temperature e ondate di calore continuano a rappresentare i fattori più rilevanti. Le alluvioni registrano invece la variazione più evidente rispetto al 2024. 
Con riferimento all’esposizione a un rischio almeno “alto” (PESAR - Potential Exposure Seriously At Risk), il terremoto si conferma il fattore con i valori più elevati, stabile nel tempo in quanto indipendente dalle variazioni climatiche. Le variazioni più significative rispetto all’anno precedente riguardano alluvioni e frane, coerentemente con l’aggiornamento dei rispettivi modelli di stima.

La distribuzione territoriale del rischio fisico

La distribuzione territoriale conferma una significativa eterogeneità regionale, sostanzialmente stabile rispetto al 2024. Sicilia, Calabria ed Emilia-Romagna si collocano ai vertici della classifica registrando livelli di rischio più elevati, mentre Piemonte, Molise, Lombardia e Toscana presentano valori più contenuti. A livello di PESAR regionale, i valori più elevati si registrano in Valle d’Aosta, Calabria e Sicilia.
“Il profilo di rischio fisico delle PMI italiane si mantiene sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente, ma la contenuta ricomposizione verso le classi più elevate ci ricorda che si tratta di un fenomeno strutturale, non congiunturale. L’eterogeneità geografica che emerge dall’analisi sottolinea la necessità di valutazioni dettagliate e georeferenziate: solo misurando il rischio con precisi strumenti analitici è possibile gestirlo in modo efficace, sia nelle decisioni di credito sia nelle strategie aziendali. L’obiettivo dell’ESG Outlook è supportare istituzioni finanziarie, imprese e policy maker nella comprensione delle dinamiche ESG, fornendo dati concreti per orientare le scelte strategiche e operative verso una transizione sostenibile. La sostenibilità d’altronde oggi non è più un elemento accessorio ma una leva strutturale per la gestione del rischio e la creazione di valore a lungo termine”, conclude Marco Macellari.

1 Pericolosità geografica: la probabilità di accadimento di un certo evento naturale in funzione della posizione geografica dell’impresa 
2 Vulnerabilità: stima degli impatti economici che il verificarsi di un certo evento naturale può determinare sull’impresa, in funzione del settore economico in cui opera
3 Esposizione: valore degli asset e della produzione dell’azienda su cui possono incidere negativamente gli eventi naturali