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Giovani e credito: la svolta arriva dopo i 30 anni, guidata dai mutui

•    Tra i 18 e i 30 anni l’indebitamento medio per soggetto resta contenuto, mentre nella fascia 31–40 anni raggiunge il livello più elevato tra le classi d’età sfiorando i 50.000 euro. 
•    Nel 2025, gli under 40 pesano per circa il 56% delle nuove erogazioni di mutui, ma solo il 10% accede a importi superiori ai 200mila euro e meno del 20% a mutui di durata pari o inferiore a 20 anni.
•    Nel credito al consumo per viaggi ed entertainment, la quota under 40 è pari al 45%, 15 punti sopra la media.
•    Gli under 40 rappresentano il 26,8% dei contratti e il 27,1% dei soggetti coinvolti nel mercato dei finanziamenti, pesando per il 27,8% nei mutui, per il 22,5% nei prestiti personali e per il 29% nei finalizzati.

 

Il credito rappresenta uno snodo centrale nel percorso di autonomia economica dei giovani italiani, ma con modalità e intensità molto diverse tra chi muove i primi passi e chi si trova nella fase di piena costruzione della propria vita finanziaria. È quanto emerge dallo Studio CRIF su Giovani e Credito, che analizza i comportamenti delle persone dai 18 ai 40 anni sull’insieme dei finanziamenti attivi.

Nel complesso del mercato dei finanziamenti, gli under 40 rappresentano poco più di un quarto dei contratti (26,8%) e dei soggetti coinvolti (27,1%). Una quota significativa, ma non dominante, che racconta di una generazione presente nel mercato del credito, anche se con caratteristiche profondamente diverse rispetto alle fasce più mature.
A emergere con forza è soprattutto il diverso atteggiamento verso il debito tra i più giovani (18–30 anni) e la fascia immediatamente successiva (31–40), che segna un vero punto di svolta nel ciclo di vita finanziario.

18–30 anni: i primi passi nel mercato del credito

I più giovani si affacciano al credito in modo prudente: le rate medie mensili sono sensibilmente più basse (215 euro) rispetto alla media complessiva che arriva a circa 280 euro, e l’indebitamento medio per soggetto resta contenuto. È l’espressione di un credito “di ingresso”, fatto di importi più piccoli e impegni sostenibili, dove la priorità sembra essere l’accesso piuttosto che l’investimento. Un segnale coerente con una fase di vita in cui il reddito è spesso ancora in crescita e la relazione con il sistema creditizio è agli inizi, con pochi contratti per soggetto, importi limitati, e un approccio che privilegia la gradualità. 

31–40 anni: il peso delle scelte strutturali

Il quadro cambia radicalmente nella fascia 31–40 anni. Qui le rate medie si allineano quasi perfettamente alla media del mercato, ma l’elemento davvero distintivo è l’indebitamento medio per soggetto che arriva quasi a 50.000 euro, e raggiunge il livello più elevato tra le classi d’età. In altre parole, chi ha tra i 31 e i 40 anni non paga rate molto più alte della media, ma si porta sulle spalle un debito complessivo molto più consistente. È infatti la fascia in cui si concentrano le decisioni finanziarie più rilevanti: l’acquisto dell’abitazione, l’accensione di mutui e finanziamenti di lungo periodo, l’accumulo di più impegni creditizi nel tempo.


Le principali tipologie di credito: mutui, prestiti personali e finalizzati

Nei mutui, gli under 40 pesano circa un quarto del mercato, ma si distinguono perché l’indebitamento medio è nettamente superiore alla media, mantenendo però rate mensili leggermente più basse: un segnale di scelte orientate alla sostenibilità della rata (probabilmente tramite una durata del finanziamento più lunga). La fascia 31–40 anni costituisce il 22,7% di chi ha un mutuo, mentre la fascia 18-30 rappresenta solo il 5,1%.

Nei prestiti personali, gli under 40 contano meno che in altri segmenti: valgono poco più di un quinto del mercato (22,5%) e mostrano un profilo complessivamente prudente, con rate medie più basse (224 euro per i 18-30 anni e 233 euro per i 31-40 anni, rispetto agli oltre 250 euro di media generale) e indebitamento medio inferiore alle altre fasce di età (13.276 euro per i 18-30 anni e 15.601 euro per i 31-40 anni, rispetto agli oltre 16.000 euro di media generale). Il prestito personale, per loro, è soprattutto una leva di flessibilità mentre l’esposizione più alta si concentra nelle fasce 41–60 anni, dove il credito accompagna bisogni più strutturati.

Nei prestiti finalizzati gli under 40 sono più centrali che in altri prodotti: arrivano a circa il 29% di contratti e soggetti. Ma la loro presenza non si traduce in maggiore esposizione: rate e indebitamento medio restano sotto o in linea con la media nazionale. È il segnale di un credito “di acquisto”, diffuso e frequente, che per i giovani è soprattutto uno strumento di accesso e gestione della spesa.

“Le evidenze dello Studio confermano come il credito tra i giovani si sviluppi in modo strettamente legato al ciclo di vita. All’interno degli under 40 si distingue infatti una prima fase, caratterizzata da un utilizzo prudente e orientato alla gestione della spesa, e una fase successiva, oltre i 30 anni, in cui il credito assume un ruolo più strutturale e l’esposizione cresce in modo significativo. In questo passaggio, il debito diventa uno strumento per sostenere scelte di lungo periodo, con un maggiore ricorso anche ai mutui, in particolare per l’acquisto della casa, ma mantenendo un’attenzione alla sostenibilità delle rate. Per il sistema del credito, questi dati confermano l’importanza di soluzioni sempre più differenziate e di un’attenzione crescente ai temi di educazione finanziaria e sostenibilità, soprattutto nelle fasi in cui l’esposizione aumenta e le decisioni hanno un impatto di lungo periodo”, commenta Antonio Deledda, Executive Director di CRIF.

I contratti erogati nel 2025

Nel 2025 i contratti erogati ad under 30 sono stati il 14,9% del totale privati, mentre la quota dei 30-40enni è stata del 19,2%. In termini di importi finanziati, la quota di mercato è del 14,5% per gli under 30 e del 25,5% per quanto riguarda i 30-40enni.

I prodotti dove gli under 40 si focalizzano sono carte, BNPL e soprattutto mutui. In particolare, gli under 40 pesano per circa il 56% delle nuove erogazioni di mutui nell’ultimo anno. La fascia 30-40 anni è particolarmente cruciale in questo segmento: la loro quota di mercato è del 35%, 16 punti superiore alla media delle erogazioni privati. Per la fascia under 30 l’incidenza è 6 punti superiore alla media.
Si osserva un peso minore nei prestiti tradizionali, in particolare sui richiedenti under 30. Prodotti legati più al segmento business come noleggi, fidi e leasing mostrano minori quote di richiedenti giovani. Le cessioni del quinto si confermano un prodotto tipico di fasce di età più avanzata, in particolare pensionati.

La maggior parte dei mutui erogati ad under 40 hanno importi fra 100 e 200 mila euro, valori tipici dei mutui per l’acquisto della prima casa. Solo un 10% circa può sostenere mutui di importo maggiore. Per contro, il 46% dei mutui erogati a over 40 sono di importo inferiore ai 100 mila euro, valori più tipici di un mutuo con finalità ristrutturazione, o di un nuovo acquisto dove il richiedente può permettersi di finanziare una quota inferiore dell’importo pagato, avendo accesso a maggiori risparmi.
La distribuzione delle durate va di pari passo a quella degli importi: meno del 20% dei giovani può permettersi un mutuo ventennale o più corto, quota che per gli over 40 sale al 46%.

 

Credito al consumo: focus sull’entertainment

Nel credito al consumo spicca la propensione dei giovani, in particolare under 30, a ricorrere al credito per finanziare spese per viaggi ed entertainment. La quota di mercato degli under 40 su questo segmento è del 45%, 15 punti superiore alla media. Per quanto riguarda i prestiti auto, si nota una maggior incidenza dei prestiti legati all’acquisto di auto usata e una quota inferiore sull’auto nuova, dove gli over 40 sono oltre il 70% del mercato. Significativa anche l’incidenza di prestiti legati a spese professionali, probabilmente legate all’avvio di nuove attività. Si osserva una differenza fra le fasce 18-30 e 30-40 per quanto riguarda le spese per la casa, voce significativa per i trentenni ma molto meno importante per i più giovani. Come ci si potrebbe aspettare, le spese per la salute dei giovani sono nettamente inferiori alla media.