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Rassegna stampa
Le e-mail sono tra i dati maggiormente frodati nel dark web, e nella Top 10 a livello globale ci sono i servizi di posta come Gmail, Yahoo e Hotmail.
Carte di credito: l’Italia al 15° posto tra i Paesi più soggetti a scambio illecito di dati. Nel 95,5% dei casi, i dati sottratti delle carte sono completi.
Il numero dei dati personali rubati nel dark web è cresciuto complessivamente del +17,9% nel 1° semestre.
Nei primi sei mesi del 2023 continuano ad aumentare le attività fraudolente degli hacker in tutto il mondo. Infatti, il numero di account che hanno visto compromesse le proprie credenziali è significativamente aumentato, spesso in combinazione con altri dati estremamente preziosi per gli hacker. Di conseguenza è cresciuto anche il numero degli alert inviati sul dark web, che è stato di 911.960, con una crescita del +17,9% rispetto al secondo semestre 2022. Il numero degli alert inviati sull’open web è stato invece di oltre 45.600, segnando però una decrescita del -26,9% rispetto allo stesso periodo.
Queste sono alcune delle principali evidenze emerse dall’ultima edizione dell’Osservatorio Cyber realizzato da CRIF, che mira ad analizzare la vulnerabilità delle persone e delle aziende agli attacchi cyber, e interpretare i trend principali che riguardano i dati scambiati in ambienti Open Web e Dark Web, la tipologia di informazioni, gli ambiti in cui si concentra il traffico di dati e i paesi maggiormente esposti.
“Le evidenze dell’Osservatorio Cyber ci fanno riflettere sui rischi relativi alla circolazione dei nostri dati online. In particolare, le informazioni di contatto e le credenziali di account diventano sempre più appetibili per i frodatori, rendendo possibili truffe e furti di identità. Infatti, se i criminali riescono ad entrare in possesso di molteplici dati personali che aiutano a completare il profilo della vittima, riescono a progettare meglio gli attacchi, sfruttando anche tecniche di social engineering.
Un’altra minaccia dal trend in forte crescita è il ransomware, soprattutto nei confronti delle aziende. Attraverso la “double extortion” (duplice estorsione), oltre a subire il furto e la compromissione di informazioni sensibili, aumenta infatti anche il rischio per le imprese che vengano diffuse sul dark web.” commenta Beatrice Rubini, Executive Director di CRIF.
Dalle rilevazioni del I semestre 2023 emerge come, tra le categorie di account circolanti nel dark web e quindi più vulnerabili agli attacchi degli hacker, ci siano al primo posto gli indirizzi e-mail; seguono le password e le username per completare gli altri due gradini del “podio”, poi gli indirizzi postali e i numeri di telefono. E proprio per quanto riguarda il furto degli account e-mail, tra i Paesi maggiormente colpiti a livello globale figura anche l’Italia, che si trova al 5° posto, subito dopo Stati Uniti d’America, Russia, Germania e Bulgaria, ma davanti a Brasile, Regno Unito, Polonia, Giappone e Canada.
Inoltre, tra gli account che sono stati più frequentemente rilevati in circolazione sul dark web emergono i nomi di servizi di posta elettronica - Gmail, Yahoo e Hotmail nei primi 3 posti della classifica, seguiti da siti di incontri, servizi di telecomunicazioni, salute e fitness.
Eseguendo poi un’analisi qualitativa dei domini emerge che gli account e-mail rilevati sul dark web si riferiscono nel 90,7% dei casi ad account personali, mentre nel restante 9,3% dei casi si tratta di account business, con un valore in crescita del +3,7% in quest’ultimo caso rispetto al secondo semestre 2022.
Assieme alle e-mail, i dati dell’Osservatorio Cyber indicano come anche il numero di telefono sia diventato un dato personale sempre più prezioso e da tutelare maggiormente, perché consente di completare il profilo della vittima. Infatti, la combinazione di questo elemento con una password è stata rilevata nel 29% dei casi. Questo espone la vittima alla possibilità di ricevere messaggi fraudolenti più credibili, come quelli di finti pagamenti da autorizzare o account bloccati. E spesso questi messaggi di smishing (phishing via SMS) contengono link malevoli che inducono la vittima a cliccare e fornire ulteriori dati ai frodatori, geolocalizzare la vittima e ricostruirne l’identità. Un’altra tipologia di attacco molto pericoloso si chiama SIM swapping, e consiste nel prendere possesso del numero di telefono della vittima per consentire ai frodatori di accedere a determinati servizi al posto della vittima stessa (bypassando l’autenticazione a due fattori).
Il numero di telefono gioca quindi un ruolo fondamentale e, quando associato anche alla password, aumenta la vulnerabilità della vittima. Infatti, questa combinazione di furto di dati è più che triplicata rispetto al secondo semestre del 2022, con un aumento del +372%. Inoltre, tra le principali combinazioni di dati rilevati sul dark web, le e-mail sono molto spesso associate ad una password (92,3% dei casi), così come molto spesso assieme alle username appaiono le password (62,5%).
| Combinazioni principali dei dati | I semestre 2023 | II semestre 2022 | variazione % |
| E-mail + Password | 92,3% | 92,1% | +0,1% |
| Numero di telefono + password | 29,0% | 6,2% | +372,0% |
| Username + Password | 62,5% | 69,8% | -10,4% |
| Numero di telefono + Nome e cognome | 44,5% | 48,1% | -7,5% |
| Carta di credito + CVV e Data di scadenza | 95,5% | 99,9% | -4,4% |
Fonte: Osservatorio Cyber CRIF
Tra i continenti più soggetti allo scambio di dati illeciti riguardanti le carte di credito, il Nord America è al 1° posto, seguito dall’Europa che vede un aumento rilevante delle truffe del +90,8% rispetto al I semestre 2022. E l’Italia, in particolare, si trova al 15° posto a livello mondiale dietro a Paesi come Stati Uniti d’America, Francia, Messico, Danimarca e Brasile. Relativamente a questi dati è importante rilevare come molto frequentemente, oltre al numero della carta di credito, nel dark web siano presenti anche cvv e data di scadenza della carta (95,5% dei casi), in definitiva quindi i malfattori riescono quasi sempre ad entrare in possesso della totalità dei dati presenti su una carta.
Dall’analisi effettuata emerge poi un dato interessante, cioè che la maggior parte degli account e dati frodati siano poi utilizzati dagli hacker per entrare illecitamente dentro ai siti di intrattenimento (35,6%) seguiti dai social media (21,9%), account di e-commerce (21,2%) con le credenziali delle vittime.
Il furto di tali account può infatti portare a conseguenze economiche dirette per le vittime ed è in forte aumento rispetto al secondo semestre 2022. Al quarto e quinto posto, si evidenzia il furto degli account di forum e siti web di servizi a pagamento (18,8%) e finanziari (1,3%), come per esempio gli account bancari; così come quelli di accesso ai marketplace, anche di scala internazionale, che rientrano nel mirino degli hacker. Infatti, tra le categorie di e-commerce più colpite al primo posto troviamo le piattaforme del settore dell’abbigliamento.
| Account più rilevati | I semestre 2023 |
| Intrattenimento | 35,6% |
| Social Media | 21,9% |
| E-Commerce | 21,2% |
| Forum e Siti Web | 18,8% |
| Finanziario | 1,3% |
| Altri servizi | 1,2% |
Fonte: Osservatorio Cyber CRIF
Facendo uno specifico focus sull’Italia, nel primo semestre 2023 oltre il 40% degli utenti ha ricevuto un alert relativo ai propri dati. Si rileva un aumento complessivo degli alert inviati relativamente a furto di dati monitorati sul dark web: praticamente 4 utenti su 5 hanno infatti ricevuto avvisi di questo tipo. Invece, per quanto riguarda il web pubblico, dove i dati sono praticamente accessibili a chiunque, gli utenti allertati sono stati il 20,5%. Qui i dati più frequentemente rilevati sono stati il codice fiscale (55,1%) e l’indirizzo e-mail (32,3%), seguiti da numero di telefono (7,6%), username (2%) e indirizzo postale (3%).
“Bisogna prestare particolare attenzione alle e-mail e ai messaggi che riceviamo ogni giorno, allenandosi a riconoscere i tentativi di truffe e phishing. È importante non cliccare sui link contenuti nelle e-mail o negli SMS sospetti e, soprattutto, non rispondere fornendo dati personali a messaggi apparentemente inviati dalla nostra banca o da un’altra azienda, controllando sempre il numero di telefono o l’indirizzo e-mail del mittente. Diventa quindi sempre più importante per aziende pubbliche e private sviluppare dei sistemi di vulnerability assessment e fare campagne di sensibilizzazione interna dei propri dipendenti. Dall’altro lato, è consigliabile per i consumatori gestire i propri dati in maniera scrupolosa, affidandosi anche a strumenti che oggi permettono di proteggere i dispositivi e monitorare i nostri dati” - conclude Beatrice Rubini.