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Dal Continuous KYC alla Risk Intelligence: il nuovo approccio al rischio AML nell'Osservatorio CRIF

Risk & Credit Management Growth
  • Ogni mese l’1,05% delle imprese italiane modifica il proprio titolare effettivo
  • Oltre l’11% dei titolari effettivi controlla due o più imprese e il 20,8% è collegato a società operanti in comparti ad alta attenzione AML
  • Più di 37.000 gruppi italiani presentano collegamenti societari con l’estero
  • Nel cluster di imprese con più segnali di attenzione, il 33,2% registra ritardi di pagamento superiori a 120 giorni, contro il 3% della media nazionale

 

L’evoluzione del framework europeo antiriciclaggio e il progressivo consolidamento dell’Autorità europea AMLA stanno accelerando la trasformazione dei processi di conoscenza della clientela. Per banche e intermediari la valutazione del rischio antiriciclaggio non può più limitarsi alla raccolta delle informazioni effettuata in fase di onboarding, ma richiede una capacità di monitoraggio continuativa lungo l’intero ciclo di vita della relazione con il cliente.

Le evidenze dell’Osservatorio “Know Your Customer & Business Lookout 2026” realizzato da CRIF mostrano infatti come la conoscenza della controparte si stia progressivamente estendendo dal singolo cliente all’ecosistema nel quale opera: assetti proprietari, titolarità effettive, gruppi societari, collegamenti internazionali, comportamenti di pagamento e informazioni economico-finanziarie concorrono sempre più a definire il profilo di rischio AML di un privato e/o di un’impresa.

La titolarità effettiva cambia nel tempo

L’Osservatorio evidenzia come informazioni tradizionalmente considerate statiche richiedano oggi una costante attività di aggiornamento e contestualizzazione. Ogni mese l’1,05% delle imprese italiane modifica il proprio titolare effettivo, mentre il 3,09% presenta catene partecipative articolate su almeno tre livelli societari. Inoltre, nello 0,85% dei casi è presente una fiduciaria e nello 0,34% una società cessata o cancellata all’interno della catena di controllo. Evidenze che confermano la necessità di superare una logica di aggiornamento periodico a favore di un monitoraggio più continuo e basato sugli eventi che incidono sul profilo della controparte.

Dall’impresa al suo ecosistema di relazioni

Le evidenze dell’Osservatorio mostrano come la valutazione del rischio AML richieda sempre più spesso di ampliare il campo di osservazione. 

L’analisi condotta da CRIF evidenzia che il 17,5% dei soggetti presenta collegamenti con imprese e che il 5,1% ricopre ruoli chiave o detiene partecipazioni in aziende operanti in settori a maggiore attenzione AML, quali fondi pubblici, gestione dei rifiuti ed edilizia. Parallelamente, oltre l’11% dei titolari effettivi controlla due o più imprese e il 20,8% è collegato a società attive in comparti ad alta attenzione antiriciclaggio. 
Questi dati evidenziano come il rischio AML emerga dalla lettura integrata delle evidenze e delle relazioni che collegano persone, imprese e contesti economici e non possa essere colto attraverso l'osservazione isolata di una singola entità.


La crescente complessità delle verifiche emerge con particolare evidenza dall’analisi dei gruppi aziendali. Secondo l’Osservatorio, in Italia sono stati identificati circa 340.000 gruppi societari che comprendono oltre 744.000 società di capitali e più di 103.000 società di persone. Nel 79% dei casi il vertice ultimo del gruppo è rappresentato da una persona fisica, a conferma dello stretto legame tra analisi delle relazioni societarie e comprensione degli assetti di controllo.

Oltre 37.000 gruppi italiani presentano collegamenti societari con l’estero e operano complessivamente in 208 Paesi. Circa 10.000 gruppi mantengono relazioni con almeno tre Paesi differenti. Nei gruppi con collegamenti internazionali le catene di controllo articolate su almeno tre livelli riguardano il 25% dei casi, contro il 4,96% di quelli attivi esclusivamente in Italia. Il dato evidenzia una maggiore complessità delle strutture da ricostruire e monitorare, senza implicare automaticamente un maggiore livello di rischio.

I collegamenti esteri dei gruppi italiani si concentrano prevalentemente nei principali partner commerciali europei e nordamericani: Regno Unito (6,55%), Germania (6,01%), Spagna (4,73%), Stati Uniti (4,21%) e Svizzera (3,78%), seguiti da Paesi Bassi (3,54%), Cina (3,08%) e Francia (3%). Resta inoltre sotto osservazione il legame con la Federazione Russa: nel 2026 coinvolge 2.029 gruppi italiani, per un totale di 3.412 imprese estero-controllate, in diminuzione rispetto alle 4.013 rilevate nel 2024.

Se i collegamenti societari descrivono la struttura internazionale dell’impresa, le relazioni commerciali consentono invece di osservarne l’operatività. L’Osservatorio ha analizzato, tra aprile 2024 e aprile 2026, le relazioni delle imprese italiane con dieci Paesi scelti per rilevanza economica e geopolitica: gli Stati Uniti risultano il primo mercato per volume di esposizione, seguiti da Emirati Arabi Uniti, Cina e Arabia Saudita. Per la valutazione del rischio, però, conta anche la regolarità dei pagamenti: la quota di crediti scaduti verso la Russia è salita dal 62,6% al 76,5%, mentre quella verso gli USA è scesa dal 55% al 28,6%. 

L’integrazione degli indicatori economico-finanziari

Accanto alle informazioni societarie assumono nell’analisi del rischio un ruolo crescente gli indicatori economico-finanziari e comportamentali. L’Osservatorio CRIF ha analizzato un cluster di imprese caratterizzate dalla presenza contemporanea di più segnali di attenzione, tra cui anomalie nei bilanci, eventi pregiudizievoli, frequenti cambi di sede o degli organi amministrativi, protesti e incongruenze informative. Considerati singolarmente, tali elementi non costituiscono automaticamente indicatori di rischio AML; osservati congiuntamente possono invece contribuire a orientare le attività di approfondimento.

Dal punto di vista settoriale, il commercio rappresenta il 37,8% delle imprese appartenenti al cluster, seguito dalle costruzioni con il 17% e dai servizi alle imprese con il 5%. Complessivamente, commercio e costruzioni concentrano oltre la metà delle aziende osservate.

A livello territoriale, Lazio, Campania e Lombardia raccolgono rispettivamente il 27,4%, il 22,2% e il 18,3% delle imprese del cluster, arrivando a rappresentare complessivamente il 67,9% dei casi analizzati. Roma, Napoli e Milano risultano le province maggiormente rappresentate.

Le imprese osservate presentano inoltre caratteristiche ricorrenti: il 94% impiega meno di 20 dipendenti e il 59% è stato costituito negli ultimi dieci anni. Anche in questo caso si tratta di elementi di contesto che non assumono valore conclusivo, ma che possono supportare le attività di monitoraggio quando letti insieme agli altri segnali disponibili.

Particolarmente significativa risulta infine l’analisi delle performance di pagamento. Nel cluster osservato, il 33,2% delle imprese registra ritardi superiori a 120 giorni, contro il 3% della media nazionale. Soltanto il 14,9% paga invece alla scadenza, rispetto al 42,4% della media italiana. Queste evidenze mostrano come i comportamenti economico-finanziari possano fornire ulteriori elementi utili per comprendere l’evoluzione del profilo della controparte e orientare gli approfondimenti.

L’importanza del settore: un focus su Crypto, Oro/Metalli Preziosi e Gambling

L’adeguata verifica considera non solo le caratteristiche della controparte, ma anche il settore e il contesto operativo in cui agisce. L’Osservatorio CRIF mette a confronto tre comparti soggetti a particolare attenzione normativa, ciascuno con specifiche esigenze di presidio.
Il comparto crypto comprende 3.136 imprese: l’82,2% presenta un’elevata digitalizzazione e il 17,3% un livello di internazionalizzazione alto o medio-alto, contro il 4,4% della media italiana. La sfida in questo settore è ricondurre wallet, flussi e relazioni digitali ai soggetti che li controllano, anche alla luce di MiCA e Travel Rule.
Nell’oro e nei metalli preziosi - 17.224 imprese, di cui il 94,8% microimprese e il 50,2% ditte individuali - rendono centrali la ricostruzione della filiera e la provenienza dei beni. Il gambling conta invece 1.941 imprese e opera prevalentemente sul mercato domestico: qui l’attenzione si concentra sulla frequenza e sull’intensità dei flussi, tra rete fisica e online.

Verso un modello di Risk Intelligence

Le evidenze dell’Osservatorio CRIF convergono verso un presidio AML che non può più basarsi su controlli isolati, verifiche documentali e aggiornamenti periodici. La valutazione del rischio richiede oggi una lettura continua e integrata di persone fisiche, imprese, titolari effettivi, gruppi societari, collegamenti internazionali, settori ad alta attenzione, relazioni commerciali, pagamenti, liste AML e adverse media.
La sfida per banche, assicurazioni e intermediari finanziari non consiste nell’aumentare indiscriminatamente il numero di controlli, ma nel trasformare dati eterogenei in conoscenza operativa, priorità di approfondimento e decisioni documentabili. È in questo passaggio che il Continuous KYC evolve in Risk Intelligence: un modello nel quale dati affidabili, analytics, automazione, AI, workflow e audit trail lavorano insieme per rendere il presidio AML più efficace, proporzionato e pienamente tracciabile.