Bologna, 28 febbraio 2019

Confidi vigilati: emergono timidi segnali di miglioramento del profilo di rischio

La riforma del TUB, che ha sancito l’innalzamento del volume minimo di attività finanziarie a EUR 150m per l’ammissione all’albo dei confidi vigilati da Banca d’Italia, ha dato il via, a partire dal 2015, ad una fase caratterizzata da diverse operazioni di fusione, definendo una drastica riduzione del numero di confidi vigilati e del volume di garanzie rilasciate. I primi passano da 55 nel 2016 a 36 nel 2019 mentre le garanzie si riducono da EUR 11mld a EUR 7,7mld.

La contrazione delle garanzie erogate è da attribuire ad una serie di fattori esogeni: la bassa propensione del sistema bancario a finanziarie le micro e piccole imprese; la concorrenza diretta del Fondo Centrale di Garanzia e la generale crisi reputazionale subita a seguito della liquidazione di due importanti player del settore.

CRIF Ratings, tramite un modello di valutazione proprietario, ha analizzato l’evoluzione nel grado di rischio di un campione di 35 confidi maggiori, rappresentante la quasi totalità delle garanzie rilasciate dai confidi iscritti all’albo unico.

Secondo CRIF Ratings, il sistema dei confidi vigilati ha avviato un processo di riconfigurazione che ha prodotto effetti positivi sul profilo di rischio finanziario. “I risultati mostrano una progressiva migrazione dei confidi maggiori verso le classi di rischio medio-basso durante il periodo 2015-2017. Circa il 54% dei confidi vigilati ha sperimentato un miglioramento del proprio profilo di rischio, a fronte del 34% che ha evidenziato una sostanziale stabilità, mentre solo il 12% ha registrato un peggioramento della classe di rischio” dichiara Angela Condoluci, Rating Analyst di CRIF Ratings.

Tra i driver che hanno guidato il miglioramento emerge il crescente utilizzo degli strumenti di credit risk mitigation. “Determinante è stato inoltre il ruolo delle operazioni di fusioni avvenute nel 2015-2017, che hanno generato un rafforzamento delle dotazioni patrimoniali e dei fondi rischi a copertura delle potenziali perdite” aggiunge Condoluci. 

CRIF Ratings ritiene che il trend di miglioramento del profilo di rischio dei confidi maggiori possa proseguire nel prossimo futuro se, come auspicato dal legislatore, le fusioni aziendali produrranno effetti anche in termini di efficienza e redditività del comparto. La recente riforma del Fondo Centrale di Garanzia potrà, inoltre, offrire nuove opportunità di sviluppo per i confidi maggiori, a patto che le stesse siano accompagnate da adeguate politiche di pricing e da appropriati strumenti di valutazione dei rischi di credito assunti.

 

Per approfondimenti si rimanda allo Special Report "Confidi maggiori: i primi timidi segnali di miglioramento del profilo di rischio" pubblicato sul sito www.crifratings.com.