Un'impresa su 10 in Italia ha un’alta probabilità di generare insoluti commerciali
Un'impresa su 10 in Italia ha un’alta probabilità di generare insoluti commerciali
Milano, 1 febbraio 2012
Affidabilità in calo nel 2011. Le piccole imprese sono più in difficoltà.
Commercio all’ingrosso, Industria estrattiva, Trasporti ed Edilizia i settori più critici.
I risultati dell’Osservatorio CRIBIS D&B sulla rischiosità commerciale delle imprese italiane.
 
A fine dicembre 2011 il 10,93% delle imprese italiane ha registrato un'alta rischiosità di generare insoluti commerciali nei confronti dei propri fornitori nei 12 mesi successivi, un dato in preoccupante crescita rispetto alle rilevazioni dei trimestri precedenti (a fine 2010 le imprese più rischiose rappresentavano, infatti, il 9,96% del totale). Per il 45,56% del totale delle imprese, invece, si è osservato un livello di rischiosità media, per il 37,68% medio – bassa, mentre appena il 5,83% si è collocato nella classe di rischiosità bassa.

È quanto emerge dall’Osservatorio sulla rischiosità commerciale realizzato da CRIBIS D&B, società del Gruppo CRIF specializzata nelle business information, che analizza il grado di affidabilità delle imprese italiane e la loro capacità di fronteggiare gli impegni presi nei confronti dei propri fornitori, con la conseguente probabilità di generare insoluti commerciali nei 12 mesi successivi.

L’analisi di CRIBIS D&B mette in evidenza come, a 3 anni dall’inizio della crisi, le difficoltà delle imprese italiane non siano assolutamente superate. Al contrario, molte imprese che a fatica erano riuscite a non soccombere durante la prima fase della congiuntura economica negativa, anche grazie all’impiego diretto di capitali propri, sono entrate in crisi nel corso del 2011 per l’impossibilità di apportare nuove risorse in grado di sostenere ulteriormente l’attività.

Rischio in crescita
Dall’analisi comparata degli ultimi anni emerge una netta tendenza al peggioramento della rischiosità aziendale.  Rispetto alla rilevazione di marzo 2008, quando le imprese italiane caratterizzate da un’elevata rischiosità rappresentavano l’8,89% del totale, alla fine dell’anno appena concluso questa quota è salita fino a toccare uno dei livelli più alti degli ultimi 4 anni, pari al 10,93%.
Tra il 2008 e il 2011 anche la percentuale di imprese  con una rischiosità media di generare insoluti commerciali è cresciuta di 10,61 punti percentuali e ha raggiunto il 45,56% del totale. Al contempo si è progressivamente ridotta la quota di imprese con una rischiosità bassa (-3,7 punti percentuali in 4 anni) e con una rischiosità medio-bassa (-8,85 punti percentuali in 4 anni).

Analizzando nel dettaglio le imprese che nel 2011 si caratterizzavano per  un livello di rischiosità elevata, il 78,84% di queste già presentava lo stesso livello di rischiosità l’anno precedente, così come il 63,64% nel 2009 e il 39,10% nel 2008. Il 32,54% delle imprese, invece, tre anni fa apparteneva alle due classi con rischiosità più contenuta (bassa e medio-bassa), a dimostrazione di una situazione di deterioramento dell’affidabilità delle imprese italiane.


I settori
Il livello di rischiosità più elevata si registra nel settore del Commercio all’ingrosso (18,72%), seguito dall’Industria estrattiva (15,60%), dai Trasporti e distribuzione (13,78%) e, infine, dall’Edilizia (13,60%).
Solo nel caso dell’Agricoltura e dei Servizi vari l'alta rischiosità non supera l’8,2%.

Le dimensioni di impresa
Dall’analisi di CRIBIS D&B emerge che il rischio elevato caratterizza maggiormente le realtà più piccole e potenzialmente fragili. Sono infatti le micro imprese a mostrate le percentuali più elevate di alta rischiosità (11,48%), seguite dalle piccole imprese (10,94%) e dalle medie (9,19%). Le grandi imprese, infine, presentano una rischiosità elevata del 6,06%, ben inferiore alla media nazionale.





“I dati che abbiamo rilevato relativamente all’intero 2011 confermano l’impressione generale di un contesto economico tendenzialmente più rischioso e, soprattutto, più ‘fluido’, cioè maggiormente caratterizzato da cambiamenti repentini, sia a livello di controparti (clienti e fornitori), sia a livello di andamento di mercato – illustra Marco Preti, Amministratore Delegato di CRIBIS D&B“. Diventa, quindi, oltremodo fondamentale conoscere meglio le imprese con le quali si fanno affari e adottare un’efficace politica di risk management che, attraverso strumenti adeguati, consenta di individuare i segnali che vengono dal mercato e dalla propria clientela. Per questo emerge con forza l’enorme importanza per ogni impresa di integrare i propri dati interni con informazioni esterne che consentano di cogliere tempestivamente i cambiamenti e le criticità, prima che si traducano in bilanci non positivi o, peggio ancora, in procedure in corso”.
 
“Per fornire risposte concrete in questo scenario ancora caratterizzato da una grande incertezza, CRIBIS D&B investe costantemente nella qualità delle informazioni e in soluzioni, come CRIBIS.com, che consentono alle imprese di semplificare le loro operazioni quotidiane e di sfruttare al meglio l’enorme patrimonio informativo che viene messo a loro disposizione” conclude Preti.

In questa crisi recente molte imprese hanno quindi dovuto affrontare anche insolvenze ‘inaspettate’, causate da clienti storici che in molti casi si erano sempre dimostrati solidi e buoni pagatori. Basti pensare che, secondo  l’Osservatorio CRIBIS D&B – Format sulla gestione del credito commerciale, nel 2011 il 73,8% delle imprese ha registrato un qualche genere di insoluti significativi presso la propria clientela e di questi insoluti oltre il 43% deriva da clienti con un’anzianità superiore a 3 anni, quindi da clienti consolidati.

“Per intercettare queste situazioni – commenta Preti - l’esperienza, la conoscenza del settore e la competenza del credit manager dell’azienda sono fondamentali e possono realmente fare la differenza, specie in un momento di grande incertezza come questo. Dal punto di vista delle informazioni da valutare, sicuramente i comportamenti di pagamento sono uno dei più importanti segnali dello stato di salute e dell’affidabilità delle proprie controparti. In particolare, confrontare le informazioni interne sul proprio rapporto di fornitura con l’esperienza riscontrata da altre imprese fornitrici dello stesso settore consente di intercettare più facilmente i segnali deboli di deterioramento dell’affidabilità di un’impresa, di mantenere sotto controllo la capacità del proprio portafoglio clienti di generare ricavi, di intervenire tempestivamente con azioni di prevenzione e limitazione del rischio e, soprattutto, di fare previsioni sui propri flussi di cassa”.

Del resto, la competitività delle imprese si è ormai spostata dal Conto Economico allo Stato Patrimoniale e, in particolare, al Working Capital, che rappresenta la capacità dell’impresa di autofinanziare i propri investimenti e la propria crescita. Inoltre, una buona gestione del circolante è un elemento imprescindibile anche per avere un più facile accesso al credito, , più importante anche dell’andamento del fatturato.

“Le informazioni sui comportamenti di pagamento sono, però, molto complesse da gestire – conclude Preti -e per questo è importante per un’impresa aderire a sistemi di condivisione affidabili e completi, come il nostro CRIBIS iTrade, il più ampio patrimonio di informazioni sui pagamenti commerciali, attivo a livello mondiale dal 1972.”  

Per consultare e scaricare gratuitamente l’analisi completa sul livello di rischiosità delle imprese italiane e per ottenere maggiori informazioni è sufficiente accedere alla Sezione Community sul sito www.cribisdnb.com.